lunedì, 30 luglio 2007 | in :
Insomma, siamo in vacanza? Pare di sì. Il vero coinquilino ad agosto 'scende' a casa. E non siamo da meno. Quindi, arrivederci a quando sarà.
TuttoFaMedia @ 14:12 | commenti (8)(popup) | commenti (8)
sabato, 16 giugno 2007 | in : il coglione
Basta dividere appartamenti con amici.

Sì, forse andare a vivere con un perfetto estraneo sarebbe stato meglio...

Andai a conoscerlo in un pomeriggio di settembre; la porta d'ingresso si aprì e mi trovai davanti una specie di Jimmy Somerville... avevo come la sensazione che da un momento all'altro avrebbe cominciato a cantare Smalltown Boy con quel falsetto così caratteristico. Non lo fece.

Dopo qualche giorno che mi ero trasferito lì, scoprii con enorme sollievo che non era gay... dico sollievo perché sono calabrese ed avevo vent'anni... a quell'età fai fatica a superare certi preconcetti e, soprattutto, non avevo ancora fatto mio l'adagio popolare che recita:

Ad un palmo dal mio culo, ognuno fa quello che vuole.

Ma torniamo al Coglione (che ancora non chiamavo il Coglione)... a quanto pare non era gay: parlava di figa e aveva una fidanzata (col senno di poi ho scoperto che certe cose non significano un cazzo), con la quale aveva un rapporto un po' anomalo (col senno di poi so che lo era molto più di quanto potesse sembrare all'epoca)... passavano ore al telefono a non dirsi un cazzo... o meglio, si sussurravano qualcosa... ma non paroline dolci... a distanza di anni continuo a chiedermi che minchia si sussurravano.

A volte lei telefonava a casa e, se rispondevo io, mi chiudeva il telefono in faccia senza dire una parola...

Timida? Forse... Idiota? Sì... (ma l'avrei scoperto molto dopo)

La cosa più inquietante è che lei abitava a due passi da casa nostra... le loro cagate avrebbero potuto sussurrarsele di persona... e invece preferivano farlo al telefono (e negli anni 90 i contratti telefonici flat ancora non esistevano).

Una cosa è certa: il Coglione conduceva una vita da ameba.

Dormiva fino ad orari improbabili, quando si svegliava restava a letto a guardare la tv, quando si alzava e faceva colazione (latte e nesquick insieme ad un chilo e mezzo di pan di stelle... ogni fottuto giorno) guardava la tv, dopo mezz'ora pranzava guardando la tv, dopo pranzo si buttava sullo stilosissimo divano in pelle nera che avevamo in soggiorno e, per digerire, guardava la tv, ad una certa ora del pomeriggio arrivava la telefonata della sua tipa e lui ci parlava dopo aver premuto il tastino MUTE sul telecomando della tv... e così via, fino a notte fonda, quando si addormentava che era quasi mattina... con la tv accesa.

Lui giustificava questa sua condotta dicendo che nel paesino di montagna in cui era cresciuto si prendeva solo RAI UNO.

Un'altra sua caratteristica peculiare era il rapporto ossessivo-compulsivo con le tavolette di cioccolata con le nocciole... ne divorava una quantità enorme... e non ingrassava, il pezzo di merda! Non metteva su neanche un etto, nonostante non facesse alcun tipo di attività sportiva... e non si preoccupava di assumere troppi zuccheri...

Io ero scandalizzato da queste sue abitudini alimentari, tenendo anche conto che sono cresciuto in una famiglia caratterzzata dalla tendenza ad avere la glicemia alta ed un metabolismo che definire endomorfo è riduttivo.

Certi stronzi, invece, hanno proprio tutte le fortune.
velenero @ 08:53 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
venerdì, 18 maggio 2007 | in : cibo, ciccioman
La prima volta che assistetti allo sbarco in Normandia non credetti ai miei sensi. Entrai in cucina e trovai Ciccioman che sprizzava giubilo da tutti i pori. Era alle prese con una quantità imprecisata di carne cruda, un mega tagliere di legno e un coltellazzo tipo quelli giapponesi dalla lama di 25 cm. E una sigaretta all’angolo destro della bocca. Che sceneggiata, pensai.
“Hai cambiato mestiere?” gli chiesi. 
Lui alzò gli occhi verso di me, si produsse in un mega sorriso –mai visti denti così gialli, denti anche storti, tra l’altro-, si tolse la sigaretta di bocca e disse –evidentemente non avendo colto la vaga ironia della mia domanda-: “No, sono e sarò sempre un ingegnere! Sto preparando le scorte per l’inverno”. Eravamo a luglio.
Rimasi ad osservare la mattanza per un buon quarto d’ora. Zac! Ogni colpo di coltello sulla carne cruda mi atterriva –mai visto un ghigno così diabolico, gli gocciolava anche la classica acquolina dalle labbra- e mi affascinava al contempo. Il fascino di qualcosa che tu non riuscirai mai a fare così bene. Le porzioni.

***

“Senti una cosa, Ciccio” attaccai un giorno. “Ho notato, no, questa cosa del maiale. Non ti offendere, amico, ma credo tu abbia una leggera fissa con il suino e i suoi derivati”
“Dici?” rispose lui mentre trafficava con un enorme salame crudo e mollo e un pezzo di spago. “Che ne diresti di aiutarmi invece di stare lì impalato?”
E fu così che cooperai alla creazione del primo –e ultimo- salame della mia vita.
 Lo appendemmo allo stipite del mobiletto portascarpe che c’era nel co-sgabuzzino 2 metri per 2.
“E ora?” gli chiesi. “E ora aspettiamo che asciuga, e tra un po’ avremo una bella salsiccia da mangiare” disse Ciccio.
Mentre cercavo di capire dove potesse essere bagnato -io non vedevo acqua da nessuna parte- dissi “Ma non era un salame?”.
“Salame, salsiccia, ‘u stissu, basta ca si mancia!”.
Di fronte alla mia faccia piuttosto interdetta –evidentemente in quella casa ero l’unico a credere che salame e salsiccia non fossero due concetti interscambiabili a piacimento, tipo paola e chiara, cicchitto e bonaiuti- Ciccio mi prese per mano –metaforicamente- e disse: “Esci i bicchierini di limoncello dal freezer, che ti spiego alcune cose”.

“Mi stai dicendo quindi che da te, in campagna, oltre alle galline e ai conigli, allevate anche maiali?”. Ero già al quarto bicchierino di limoncello purissimo e credevo di aver capito male.
“Sì, uno alla volta però.”
“Uno alla volta”
“Sì, lo prendiamo che è piccolino, lo nutriamo, ci occupiamo di lui. Mio padre gli dà il cibo migliore. Ci teniamo, noi”
“E poi? Dopo che lo nutrite, lo curate, vi occupate di lui, e ci tenete?” chiesi mentre ingollavo l’ultima goccia.
“Lo ammazziamo. Anzi, tecnicamente, lo ammazzo. Mio padre non ha più la mano ferma di una volta”.

-Lo ammazza, lui ammazza il maialino che si è cresciuto. Cioè io vivo in casa con un assassino. Bene a sapersi-

“Scusa Ciccio, ma come fai?”
“Allora. Prima bisogna immobilizzarlo, di solito siamo in 4, io mio padre, mio zio e mio cugggino. Poi lo leghiamo, lo mettiamo sul tavolo, di fronte a tutti e lo faccio secco. Di solito uso una pistola, di quelle partic…”
“Frenafrenafrena. Come davanti a tutti? E che fate, una festa”
“Eccerto. Non più di venti persone, però. Altrimenti il mangiare non basta. Quindi, ti dicevo, lo ammazzo e poi si provvede allo squartamento, ma ti risparmio i particolari, ti vedo un po’ impressionabile, e alla fine ci mettiamo a cucinare. Non sai che buona la carne di maiale frescafresca alla brace”
“Infatti non lo so”, dissi. “Comunque io non ho ancora capito come tu faccia”
“Te l’ho detto. Prendo la pistola e…”
“No, non voglio sapere i tuoi metodi da sicario…ma scusa…mi hai detto che lo allevate, lo curate, ma non ti dispiace neanche un po’ farlo fuori così, senza battere ciglio? Cioè quando siete lì, soltanto tu e i suoi occhi inermi di maialino inerme, a che pensi?”
“Alla braciola”
“Non ci posso credere. Ma poi, da quanto mi dici, tu e la tua famiglia vi affezionate, no? Gli darete anche un nome a questi poveri maialini, no? O no?
“No, in effetti. Per noi sono solo dei gran maiali e sinceram…Ah, ora che ci penso qualche anno fa ce ne fu uno che chiamai…aspetta non ricordo…”
“…”
“Ah sì, lo chiamai Porco”

***

“Senti” disse mentre spegneva la sigaretta nel posacenere e alzava i suoi novanta chili dal divano, “A furia di parlare di ‘ste cose mi è venuto un certo languorino. Ti va un po’ di pancetta affumicata?”

continua... 
TuttoFaMedia @ 13:48 | commenti (10)(popup) | commenti (10)
giovedì, 12 aprile 2007 | in : cibo, tipi
E poi c'è Ciccioman. In tutte le case in cui ho abitato c'era un Ciccioman. Ovviamente il 'ciccio' non si riferisce necessariamente all'aspetto fisico. Ma, ovviamente, tutti i cicciomen della storia hanno un determinato aspetto fisico. Tipico del maschiomedio, e che può genericamente riassumersi con: l'uomo con una panza così. Indovinate perché.

Ciccioman è meridionale, per default. E' attaccato al sano e probo universo valoriale della propria terra. Il cibo. Anzi,
il mangiare. A tal punto affezionato da intraprendere lunghi viaggi in macchina per tornare al proprio paesello siculo-calabro-puglio-partenopeo. Sì, Ciccioman non prende aerei nè treni. Viaggia solo in macchina. Il motivo è presto detto: come farebbe altrimenti, al ritorno, a salire al Centro-Nord con tutta la roba sana e genuina che padri, madri, zii e zie gli affidano per la sussistenza sua e di tutti gli altri appartenenti alla comunità (e questo senso della comunità, scusate se è poco, io l'ho riscontrato solo nei calabresi)? Fatti trovare in casa quando Ciccioman torna dalle vacanze e assisterai allo scarico merci degno di un reggimento in partenza per la guerra. Roba da stare lì con telecamere e/o altri mezzi di registrazione per tramandare ai posteri l'arduo interrogativo: ma quanta cazzo di roba ci sta dentro ad una macchina?
Dunque.
Almeno: sei bottiglie di vino rosso fatto in casa; quattro bottiglie di olio fatto in casa; una cassa di arance sanguinelle (fatti le spremute, che ti fanno tanto bene!); una cassa di limoni; tre caciotte da appendere in cucina a stagionare; quattro salami (o sotizzi) da appendere nello sgabuzzino in attesa che il maleodore invada anche gli altri ambienti e a quel punto capisci, capisci che il sotizzo ha le ore contate; un numero imprecisato di barattoli contenenti: melanzane sottolio, peperoni rossi sottolio, zucchine sottolio, funghi sottolio, carciofini sottolio; olive sottolio; cinque forme di pane da mezzo chilo l'una (appena arrivi a casa, mettilo subito nel congelatore!); tre chili di taralli originali; ventiquattro bottiglie di salsa di pomodoro fatta in casa (ogni bottiglia due sughi, figlio mio, che ti bastano per almeno tre settimane!); quattro barattoli di 'nduja; quattro di caponata; uno di pesto verde; uno di pesto rosso; cinque vasche giganti di mozzarella di bufala doc; una forma di prosciutto crudo artigianale; 3 gigantesche borse termiche contenenti: pasta al forno surgelata, bistecche da 4oo gr l'una surgelate, costate di maiale, polpette di tritato; pesce spada e spigole surgelate (ma fresche!); una guantiera di: cannoli, canollccchi e cannoloni; una torta setteveli (sette veli di cioccolato, a palermo e dintorni); una cassata; una pastiera; mezzo chilo di tartufo di Pizzo ('u tartuf 'i pizz!); almeno due arancine al burro e due panzerotti (così, se ti viene fame mentre guidi!).

E se, disgraziatamente, ti fai trovare in casa dopo lo sbarco in Normandia:
1) Assisti alla sistemazione logistic-razionale (con tanto di mappa) della robba.
2) Devi -a tutti i costi- partecipare alla cena di sbagno per festeggiare il ritorno del figliol-coinquilino nella co-casa. Cena che ovviamente si prolungherà nel pranzo del giorno dopo, e nella cena del giorno dopo e nel pranzo del giorno dopo ancora e...E allora sì, che ne vedrai delle belle.
-continua...

Update: ho dimenticato una cosa fondamentale. Il ciccioman calabrese tende a muoversi non in macchina ma in pullman. Cioè: si porta tutta la robba dietro, ma in pullman. Che poi, a dirla tutta, bisognerebbe approfondire i motivi di questa scelta (obbligo o verità?).

TuttoFaMedia @ 11:11 | commenti (19)(popup) | commenti (19)
domenica, 01 aprile 2007 | in : cibo
"Ma non starai diventando anoressico?" chiesi un giorno al Coglionazzo.

"Assolutamente impossibile... - rispose lui - ...l'unico caso di anoressia maschile al mondo è Dario Argento."

Dove avesse sentito quelle stronzate e perché ne fosse così sicuro, non lo sapremo mai... ma lui si nascondeva dietro a questa storia per sdrammatizzare i propri problemi alimentari.

Aveva smesso di usare ogni tipo di condimento, tranne la margarina...

La mattina faceva colazione con una tazza di camomilla e a pranzo mangiava solo quella che lui chiamava "la zuppa"... in realtà si trattava di cipolle bollite e un pizzico di sale.

Non sono un medico, ma era lampante che questi suoi disturbi alimentari erano la conseguenza dell'essere stato mollato da L.; ci siamo passati tutti: una troia perde la testa per un idiota e la nostra autostima cola a picco... e poi, poco a poco, risale... ma per il Coglionazzo era diverso... suppongo che questo suo discutibile regime alimentare, fosse da una parte una forma di auto-punizione per essere stato mollato, dall'altra un modo di trovare una spiegazione alla cosa: L. lo aveva mollato perché era grasso (cosa che, detto tra noi, era una cazzata).

Dopo un lungo periodo di quasi totale astensione dal cibo, durante il quale si era trasfomato  nel corpo (viso scavato, costole a vista, ecc.) e nella mente (nervosismo costante, discorsi senza senso), il Coglionazzo inaugurò una nuova fase del suo calvario personale: svegliarsi nel cuore della notte con una fame atavica; ma con cosa sperava di placarla se aveva ormai smesso di fare la spesa?

Ovviamente con le cose che trovava nel mio scaffale.

Una mattina, salutavo con un bacio una tipa che avevo conosciuto la sera prima e che mi ero portato a casa; il Coglionazzo, seduto al tavolo della cucina, con la sigaretta accesa in mano, guardava in silenzio la scena...

"Ti chiamo stasera, ok?" dissi alla tipa prima di chiudere la porta (entrambi sapevamo che non ci saremmo sentiti mai più).

Andai in cucina e cominciai a preparare il caffè.

"Carina la tua amica..." disse il Coglionazzo.

"Mah...normale..." risposi.

"Ah... prima che tu ti sieda per fare colazione, volevo dirti che stanotte mi sono svegliato con una fame assurda e ho mangiato qualche cucchiaiata della tua Nutella..."

Qualche cucchiaiata un cazzo! Me l'aveva finita, lo stronzo!

...e quello era solo l'inizio.

A volte mi capitava di preparare abbondati teglie di pasta al forno alla calabrese (pasta, pomodoro, formaggi, polpettine, uovo sodo), con le quali riuscivo a nutrirmi anche per una settimana... ma, se la teglia veniva intercettata dal Coglionazzo, riusciva a farsela fuori in un'unica sessione.

Il sistematico saccheggio delle mie provviste, sommato all'abitudine (mai provata, è solo un sospetto) di spiarmi quando mi portavo a casa le mie amichette, facevano apparire il Coglionazzo ai miei occhi un po' come una via di mezzo tra il Fantasma dell'Opera e Gollum; presi una decisione: mi sarei trovato un'altra casa... e non avrei diviso mai più un appartamento con un amico.

velenero @ 22:48 | commenti (3)(popup) | commenti (3)
giovedì, 29 marzo 2007 | in : tipi, co-luoghi
Dove eravamo rimasti? Ah, sì.
1) La credenza new age contiene, più o meno: tè verde, tè indiano; tè cinese; tisane rilassanti; tisane depurative; tisane esfolianti; cereali; cous cous marocchino; couscous arabo; spezie e aromi vari; riso basmati; gallette e riccioli di crusca; pasta di riso; succhi di pomodoro e/o carota; tortini di farro e cacao purissimo; lenticchie rosse, lenticchie gialle, lenticchie verdi; orzo; biscotti di soia.

Il tipo new-age è tendenzialmente donna; non va al supermercato (orrore!) ma va alla bottega del commercio equo e solidale e al mercato orientale (a Roma, quello di Piazza Vittorio, “alle sette del mattino, non sai, non sembra nemmeno di stare in Italia!”); non beve alcolici, men che meno la birra (orrore!); in compenso fuma, ma solo l’erba di casa mia; ha il pallino dei diritti e del rispetto delle minoranze e delle diversità (se è donna dice: la donna è donna e l’uomo è l’uomo! Se uomo dice: basta con la discriminazione delle donne! Siamo tutti uguali! Se gay o lesbica dice: l’importante è capire che la diversità è un valore aggiunto e non una minaccia!); ha il gusto della chiacchiera, possibilmente sottovoce, a notte fonda, possibilmente con decine di candele sparse per la stanza e con l’incenso acceso; ha la fissa dell’India, paese che ha già visitato o che visiterà presto, per ritrovarsi; cura e rispetta il proprio fisico facendo yoga o, quantomeno, meditazione; ama il sesso, ma quello fatto bene, e non disdegna l’amore di gruppo; è in prima fila a tutte le manifestazioni politico-pacifiche, specie se si tratta di animali da difendere, tipo la foca groenlandica la cui sopravvivenza è minacciata da quei cattivoni dei bracconieri; ascolta solo musica strumentale, acustica o classica; non guarda la tv, a parte Beautiful e Un Posto al Sole, cosa che tende ad omettere, se non fosse che appena nomini Brooke o Angela Poggi ti snocciola l’intera porno-biografia delle suddette eroine; tende a rispettare i turni di pulizia, ma le bollette non va a pagarle: fare la fila all’ufficio postale è troppo impegnativo per il suo sistema nervoso.

2) La credenza vorrei-ma-non-posso contiene, almeno: n.5 confezioni di pasta del discount; n.1 confezioni di pasta di marca da un chilo, per le grandi occasioni; cereali nestlè; latte; caffè che ti tira su; nesquik; n. 4 bottiglie di birra; tonno in scatola; lenticchie in scatola; lattine di piselli; lattine di ceci; lattine di mais; lattine di pomodoro a pezzettoni; lattine di polpa di pomodoro; sugo pronto di pomodoro; n.1 bottiglie di vino rosso del Salento (se pugliese, altrimenti un Corvo se siciliano, e così discorrendo); camomilla, di quelle solubili all’istante; biscotti tipo pan di stelle (quelli del discount, con le stelle che si staccano quando li prendi in mano); marmellata; n.1 pacco di crostatine al cioccolato di marca.

Il tipo vorrei-ma-non-posso è tendenzialmente uomo; va al supermercato per le cose necessarie, ma per il resto va al discount di fiducia, dove ormai ha trovato la sua giusta dimensione esistenziale; beve sia birra che vino (a seconda delle serate e degli ospiti: co-amici del paese o co-dottorandi dell’università); cerca di stare attento a quello che mangia, ma poi, siccome nun c’ha voglia, la sera si ritrova a cucinare sempre la pasta al tonno, che è l’unica cosa che gli riesce bene; è rimasto ancorato alle tradizioni della sua infanzia, infatti la colazione latte-nesquik-pan di stelle non gliela tocca nessuno; fa palestra, ma la costanza non è la sua qualità principale; si lamenta sempre della sua pancia alcolica e giura che da domani smetterà di bere e andrà a correre al parco; gli piace il sesso, è convinto di essere un tipo fantasiosoe irresistibile, e infatti vorrebbe sperimentare sempre posti nuovi con la sua tipa, ma alla fine si ritrova sempre nel solito lettino singolo lei sotto lui sopra (magari lui sotto, così si stanca di meno); tendenzialmente vota a sinistra, ma per lui votare significa mettere una x sul meno peggio; ascolta molta buona musica, dai cantautori anni ’70 a Mogwai, ma ogni tanto anche un bel sano Biagio Antonacci; pulisce gli ambienti comuni, ma solo se glielo ricordi in modo più o meno subliminale; per l’ufficio postale puoi contare su di lui, basta fare leva su uno qualsiasi dei suoi sensi di colpa. E non ci vuole molto.

Il tipo new age e il tipo vorrei-ma-non-posso vanno abbastanza d'accordo. Si completano talmente bene che a volte finiscono anche a letto insieme. Ma c'è un altro elemento che contribuisce in modo determinante a rinsaldare il loro feeling: l'avversione totale e senza scampo verso il tipo Ciccioman. La loro mission è: unire i superpoteri e cancellare dalla faccia del coinquilinato il numero più alto possibile di Cicciomen.

-continua...


TuttoFaMedia @ 10:36 | commenti (5)(popup) | commenti (5)
domenica, 25 marzo 2007 | in : amici
"Puoi venire quando vuoi, per me non c'è problema…"
Queste furono le prime parole telefonate che sentii uscire dalla bocca del Coglione (che ancora non era diventato il Coglione). Era il secondo anno di università e io stavo per diventare il suo nuovo coinquilino, prendendo il posto del vecchio, che era anche il padrone di casa.
L'immagine che mi feci di lui, ascoltando quella voce un po' così, era di un tipo robusto, formale fino all'inverosimile, molto studioso… praticamente il classico nerd sfigatissimo.

Nel settembre del 1994 (inizio del secondo anno di università), mi apprestavo ad impacchettare tutto per trasferirmi nella nuova casa, dove avrei abitato con un tizio mai visto prima. Per me la convivenza con un estraneo era una cosa nuova... Non mi entusiasmava particolarmente, ma non avevo trovato di meglio… e poi, non poteva di sicuro andare peggio di com'era andata l'anno prima, quando avevo vissuto con il Coglionazzo.

Con il senno di poi, sono arrivato alla conclusione che il modo migliore per rovinare una bella e solida amicizia è quello di andare a vivere con un amico.

La convivenza tra coinquilini di solito si basa su un delicato equilibrio in bilico tra rispetto e feroce strafottenza... ossia, se un perfetto estraneo ti consuma i tortellini che tu avevi programmato di mangiare il giorno dopo (che poi è domenica, quindi negozi chiusi... non puoi nemmeno ricomprarli), tu come minimo gli mangi la faccia... ma se a fare la stessa cosa è un amico, lasci correre... oppure t'incazzi, ma poi lasci correre.

Ecco, nei confronti di un amico si lascia correre su cose che invece mai e poi mai si perdonerebbero ad un estraneo... e in questo modo si finisce per innescare un circolo vizioso che porterà l'amico a prendersi delle libertà inusitate, fino al deterioramento del rapporto.

Questo è esattamente ciò che mi è successo con il Coglionazzo che, prima di diventare il mio primo coinquilino, era la cosa più vicina ad un amico che avevo al liceo.

Ci conoscevamo da cinque anni e passavamo insieme almeno 5 ore al giorno... avevamo interessi simili, ci eravamo iscritti allo stesso corso di laurea... la cosa più naturale di questo mondo era prendere casa insieme a Bologna.

La casa non era grandissima, ma ognuno aveva la sua stanza... gli spazi in comune, cucinino e bagno, ce li gestivamo abbastanza bene, anche perché avevamo orari completamente diversi: io proiettato nella vita notturna bolognese, spinto dalla voglia di conoscere, farmi conoscere ed inserirmi in certi giri... lui ligio alla frequenza dei corsi universitari (anche quelli le cui lezioni cominciavano all'alba) e all'amore della sua fidanzatina che aveva lasciato al paesello natio... a volte ci incrociavamo in corridoio: lui di ritorno da una giornata a base di semiologia della musica, psicologia, elementi di armonia e contrappunto... io che cercavo di riprendermi da una nottata a base di sesso, droga e rock'n'roll.

Eravamo la versione universitaria de La strana coppia di Neil Simon, diversissimi nelle abitudini e negli stili di vita, ma attenti a non romperci il cazzo a vicenda.

Poteva essere perfetto, ma durò solo un paio di mesi.

Una sera ero al telefono con una nostra ex compagna di scuola che studiava a Pisa, La Giò.

La Giò: ...e G. come sta? (G. sarebbe il Coglionazzo, N.d.V.)
Paco: Boh... per quel poco che ci vediamo, mi sembra che stia bene.
La Giò: Ah! Quindi ha reagito bene alla cosa... ma sì, chissà quante altre ne trova a Bologna meglio di quella lì...
Paco: ...eh?
La Giò: Ma come? Non sai nulla?
Paco: ...di che?
La Giò: L. si è messa con un altro... ha mollato G.... non dirmi che lui non ti ha detto niente...
Paco: Ehm... comincio a pensare che L. non si sia preoccupata nemmeno di comunicarglielo...G. mi parlava di lei proprio ieri sera, e non usava certo il tono di uno che è appena stato mollato...
La Giò: Uhm...
Paco: Tu, piuttosto, sei sicura di quello che dici?
La Giò: Guarda... mia sorella mi ha raccontato che L. e il suo nuovo tipo si slinguano senza pudore sul Corso, davanti a tutti...
Paco: ...azz!
La Giò: A questo punto qualcuno dovrebbe dirglielo, Paco... e chi meglio di te?
Paco: ...azz!

La sera stessa andai dal Coglionazzo e, usando la collaudata premessa "E' meglio che tu lo venga a sapere da me, piuttosto che da qualcun altro", gli dissi che la donna che ai suoi occhi appariva come una via di mezzo tra un concentrato di virtù e un coacervo di ninfomania monogama, era in realtà una zoccoletta qualunque, che aveva aspettatto che il Gatto andasse all'università per mettersi a ballare selvaggiamente con qualcun altro.

Il Coglionazzo: Ma no... quello è il suo migliore amico... quando sono insieme, tutti pensano che siano fidanzati...
Paco: Anche tu sei il mio migliore amico, ma io non ti metto la lingua in bocca...

A quel punto notai che le telefonate tra il Coglionazzo e la sua tipa, diventarono più lunghe e frequenti... e che spesso lui alzava la voce...

Era l'inizio della fine... il primo segnale concreto lo ebbi quando lui smise di mangiare.
velenero @ 14:08 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
giovedì, 22 marzo 2007 | in : co-luoghi
Essere coinquilini significa anche con-dividere spazi con persone che cinque minuti prima non te ne fotteva niente e cinque minuti dopo non te ne fotterà niente. Nel frattempo. Spazi. Luoghi. Quindi: cucina, bagno, eventuale soggiorno, eventuale ingresso adibito a soggiorno, eventuale sgabuzzino adibito a sala relax, eventuale balcone adibito a serra creativa e remunerativa. Se riesci a con-dividere mantenendo la fedina penale pulita, allora potrai ritenerti abbastanza soddisfatto. Se invece, da qualche parte, ci scappa o ci è scappato o ci scapperà il morto, beh, niente paura. Ne sarà valsa la pena. Il mondo non ne soffrirà.

Spazi. Luoghi. Cucina. Anzi, co-cucina.

La prima cosa che ti dicono quando entri in una co-cucina è: questi sono i tuoi ripiani della credenza, questi sono i tuoi ripiani del frigorifero, e quello è il tuo angolo di congelatore. E tu guardi sto minuscolo congelatore in cui a malapena ci entra una confezione di patate pre-fritte -di quelle che butti in padella un monoblocco giallognolo e dopo tre minuti tutto si riempie di olio bollente che non si capisce da dove cazzo sia uscito-, e già ti sei amaramente pentito, perché, da bravo scappato di casa madreschiava-ormai-sprovvisto e per di più magari anche single occhiaie-munito, il congelatore lo vorresti tutto per te. Che li hanno inventati a fare i surrogati dei salti in padella se non hai dove ficcarli?

La prima cosa che fai quando rimani per la prima volta solo in una co-cucina è: guardare nelle credenze dei co-inquilini. È il momento chiave di tutta la con-vivenza che verrà. Quello che vedi adesso, con i tuoi occhi vergini, non te lo toglierai più dalla testa e, soprattutto, ti servirà a capire con chi hai a che fare e ad attivare immediatamente sistemi di difesa adeguati. Dopo tutti questi anni, basta un’occhiata e i pezzi del puzzle vanno subito al loro posto. Insomma, apri questi mondi paralleli e trovi, grossomodo:
- la credenza new age;
- la credenza vorrei-ma-non-posso;
- la credenza ciccioman;
Cui corrispondono:
- il tipo new age, tendenzialmente donna;
- il tipo vorrei-ma-non-posso, tendenzialmente uomo;
- il tipo ciccioman, assolutamente e decisamente maschiomedio.

E così capisci, e dopo che hai capito, vorresti scappare all'istante, senza lasciar traccia, ma dopo tutte le ricerche e la fatica e il trasloco -il trasloco!- non puoi fare altro che rimanere. Tanto, ovunque tu vada, la minestra quella è. E così, fai un grosso respiro e che dio -o chi per- te la mandi buona.

-continua
TuttoFaMedia @ 11:18 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
domenica, 18 marzo 2007 | in : incipit, karma
Quando mi si chiedeva di raccontare le mie disavventure in case coabitate, qualcuno finiva sempre col fare un paragone con E morì con un felafel in mano e mi consigliava di scrivere un libro anch’io… perché un libro e non un blog?

Ma da dove cominciare per raccontare dieci anni di convivenze surreali con personaggi pittoreschi? Dall’inizio? No… dalla fine: dalla conclusione della mia carriera universitaria.
Era l’autunno del 2003, esami finiti e tesi consegnata… quindi, festeggiare, festeggiare, festeggiare… e cos’è una festa senza alcol? E cos’è l’alcol senza un bel brindisi?
Il primo brindisi speciale l’ho feci con il Paglia, subito dopo aver finito gli esami; andai fin sotto il posto dove lavorava al pomeriggio, e lo portai a bere un superalcolico alle quattro del pomeriggio… il brindisi suonava più o meno così:
“Che possa prendere un cancro ai coglioni alle seguenti persone nel seguente ordine: il Coglione, il Pelato, l’Agricolo, Giuda.”

La reazione del Paglia fu tra il divertito e l’entusiasta (complice il gin tonic a stomaco vuoto); ma questo brindisi non ebbe lo stesso successo in altri contesti…
Lo riproposi la sera stessa, durante l’aperitivo con la Niki e la sua coinquilina ninfomane; rimasero con il bicchiere alzato guardandosi intorno con aria imbarazzata.
Lì capii che forse, prima di riproporre altrove quel brindisi, era il caso di fare una premessa. Sì, perché pur non essendo un appassionato di new age, questa era proprio una questione di karma
Durante l’estate precedente, avevo saputo che ad un carissimo ragazzo, gran lavoratore, uno che non aveva mai fatto del male a nessuno, avevano asportato una palla.
Aveva dolori all’inguine e, fatti gli esami, era risultata una macchia ad un testicolo; questa macchia poteva essere un tumore come poteva non esserlo, ma i medici gli consigliarono caldamente di asportarlo, garantendogli che non avrebbe nuociuto alla sua virilità. Ora, non so come gli vadano le cose a letto, ma resta il fatto che è senza una palla…
E da lì ho cominciato a fare delle considerazioni… secondo la filosofia karmica, tutto il male che facciamo prima o poi si ritorcerà contro di noi… almeno in teoria, visto che le cose non sembrano andare così nella vita reale...
Realizzato ciò, decisi che al karma bisogna dare piccole indicazioni  su chi andare a colpire, sia perché altrimenti la “gente cattiva” potrebbe farla franca, sia per evitare che il cancro faccia marcire i genitali a poveri innocenti.
Da qui il brindisi, con l’augurio che alle persone sopra elencate torni tutto il male che mi avevano fatto… e non era solo una cosa simbolica … il cancro se lo meritavano tutti, e bello grosso!
Mi rendo conto che tutto questo parlare di palle, testicoli, coglioni e Coglioni, possa creare un po’ di confusione; nel prossimo post proverò a spiegare tutto dall’inizio.
velenero @ 10:58 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
venerdì, 09 marzo 2007 | in : viaggi
Mi chiamo TFM. Nella vita faccio tante cose. Nel tempo libero invece la mia occupazione preferita è una sola: fare traslochi. Nell’ultimo anno ho cambiato quattro case e qualcosa come quindici –15- coinquilini. Ormai è una droga, una dipendenza. Ad esempio: non escludo di svegliarmi domattina e ricominciare a mettere libri nella valigia (Sì, nella valigia. Non mi dite che siete rimasti agli scatoloni dei pannolini trafugati al supermercato sotto casa? Modernizzatevi: le valigie hanno le ruote!).

Ricordo ancora come tutto cominciò.

Era il 2001. Allora vivevo in una cittadina di provincia –Palermo- che mi stava alquanto stretta. Così, un giorno di inizio estate, mentre ero a tavola con i miei davanti ad una bella spigola frescafresca di Sferracavallo, trovai il coraggio e dissi: “Me ne vado a Roma. Mi hanno detto che lì è più bello”. Ricordo ancora la reazione dei miei genitori: due occhi rossi e gonfi come due zampogne di mia madre e un virilissimo abbraccio da parte di mio padre che per poco non mi sublussava la spalla. “Sei fatto grande, figlio mio. È giusto, giusto, anche io alla tua età feci la stessa cosa”.  E, a corredo di quelle parole, il genitore mi regalò:
1) Un sorrisino molto complice della serie: "capisco certe esigenze, mica sono nato ieri, te ne vuoi andare, sì...l’università, ma c'è anche dell'altro...ma non diciamolo a tua madre, che certe cose non le può capire".
2) Due bottiglioni di olio artigianale da tre litri ciascuno. “L’olio della nostra campagna. Non sia mai che mio figlio deve comprarsi l’olio del supermercato”.
A quel punto mi voltai verso mia madre. Aveva smesso di piangere da un pezzo. Mi chiese “Ti dispiace se uso la tua stanza come guardaroba?”. Io non sapevo che dire: “Certo, mamma, ma magari aspetta un attimo. Non si sa mai”. Poi guardai i bottiglioni di olio e rivolto a mio padre dissi: “Grazie, pà, ma ho come l’impressione che sul treno mi verrà scomodo portarli”. “Ma quale treno e treno! A Roma ci andiamo assieme, in macchina”.

Partimmo alle cinque del mattino. Mio padre non aveva voluto sentire ragioni. “La nave è per femminucce. Noi faremo tutto in macchina, vedrai, ci divertiremo”. 1000 kilometri di divertimento.   Verso le 5:30 (sempre del mattino), incolonnati nel traffico di via Regione Siciliana, non riuscendo a dormire, accesi l’autoradio.
“Via, non voltarti mai/ che non avrai niente da rimpiangere/ via da cose che non ti appartengono/ la vita sai non è poi tutta qua/ va giù il sipario è in onda la realtà”
Cioè: potevo beccare, che ne so, “Father and son” di Cat Stevens, “Waitin’ on a sunny day” di Bruce Springsteen. Anche qualche schitarrata degli Oasis andava bene. E invece no. “Via” di Raffaele Riefoli in arte Raf. Ecco. Avrei già dovuto pormi qualche domanda. E così. Palermo-Messina. Villa San Giovanni. E poi Mercato San Severino –nooooo!!!-, Napoli. Infine.

In prossimità del Raccordo Anulare, il dramma. Mia madre aveva avuto un’idea geniale per il trasporto di coperte e piumoni –“a Roma fa freddo!!!”: tre sacchi sottovuoto di quelli che vendevano su ReteA che tu dovevi solo mettere la roba dentro e poi aspirare l’aria con un tubo e il tutto si riduceva ad una sottiletta. Insomma, assieme a olio, vino, biscotti alle mandorle, un casino di roba sottovuoto. Sia chiaro: contro la mia volontà. Lo preciso. Ma tant’è: ero, sono e sarò sempre figlio unico. Così, mentre sonnecchiavo, sentii qualcosa che premeva contro il mio sedile. Come se qualcuno stesse spintonando. Mi voltai. Il piumone e le coperte ormai vivevano di vita propria nel sedile posteriore. I sacchi sottovuoto evidentemente non erano così sottovuoto. Mi misi una mano sulla fronte. Imboccammo l’uscita numero 3 del Gra e poi sempre dritto fino alla mia nuova casa. Mettemmo le coperte alla meno peggio in alcuni sacchetti di plastica. Mi venne un istantaneo mal di testa. Non era esattamente così che immaginavo quel momento.
TFM
TuttoFaMedia @ 13:49 | commenti (11)(popup) | commenti (11)